Nota del redattore: su richiesta degli autori della lettera i nomi  sono falsi.
 
Cari tutti, siamo Michele ed Ada, ci siamo incontrati negli incontri tenuti quest'inverno: eravamo una coppia tra le tante, con aspirazioni e sogni, con qualche scoraggiamento affiorato negli anni d'attesa, che non ci ha impedito di reagire e andare avanti nella nostra decisione. 
Vi scriviamo con la gioia immensa nel cuore per annunciarvi che, dopo 4 anni e mezzo d'attesa, da circa un mese e mezzo siamo stati adottati da Pietro, che ora ha 44 giorni e noi siamo "suoi" da quando ne aveva 17. Insomma, ogni tanto i miracoli succedono, anche nell'adozione nazionale.
Vogliamo farvi partecipi della nostra felicità per un semplice motivo: in questi anni, oltre a partecipare ai vostri incontri, abbiamo sempre "sbirciato" il vostro sito, sin dall'inizio (sotto suggerimento dell'assistente sociale con cui abbiamo fatto il percorso all'inizio e che ringraziamo!), e ogni volta che c'era una lettera di neo-genitori adottivi, era per noi motivo di commozione e di sprono.
Così con la nostra storia bellissima vogliamo gridare a tutte le coppie in attesa, di resistere, perché la "ricompensa" finale è meravigliosamente straordinaria. Una grazia per chi crede, come noi.
Il titolo vi sembra presuntuoso? Allora vi raccontiamo la nostra storia con una piccola premessa: (continua)
Ad inizio estate abbiamo prenotato un viaggio negli USA per festeggiare i 10 anni di matrimonio, quel viaggio che non eravamo riusciti a fare 10 anni prima per la luna di miele a causa dell'attentato alle Twin Towers (ci siamo sposati il 29 settembre, 18 giorni dopo l'attentato così abbiamo dovuto cambiare rotta all'ultimo!). Ci siamo detti: è l'ora di riprovarci!
Così davanti alla giudice, alla domanda: "cosa fate quest'estate", abbiamo risposto con allegria che ci aspettava a settembre un viaggio negli USA, per festeggiare 10 anni felici e completare il nostro viaggio di nozze annullato 10 anni prima. Così la giudice, con calma e un sorriso sulle labbra che non dimenticheremo mai, ci ha annunciato: "direi che anche per quest'anno potete annullare il vostro viaggio negli Stati Uniti!"
Wow! Se 10 anni fa gli Stati Uniti erano stati cancellati per la morte, questa volta saltano per la vita!
Se l'attesa di Pietro è stata di anni, il parto è stato uno dei più fulminei. Una mattina ti alzi per andare al lavoro come tutti gli altri giorni dell'anno, e grazie ad una telefonata corri verso il Tribunale dove vieni informato che c'è un bambino che ti aspetta da qualche parte (per le adozioni nazionali come la nostra era nella nostra regione) e siamo diventati mamma e papà. Così, facilmente e senza dolore fisico (l'altro tipo di dolore, quello dell'attesa, del non poter far niente, della rassegnazione ad aspettare qualcosa che potrebbe non arrivare è un'altra cosa).
Il pomeriggio sei a comprare il fiocco azzurro per il portone e i primi rudimentali vestitini per il neonato dopo aver cercato di rendere comprensibile al datore di lavoro che da oggi (preciso, non da domani, da oggi!) sei mamma e quindi non ti presenterai più al lavoro, anche se fai i turni, anche se è periodo estivo di ferie!
In questi anni di attesa non abbiamo letto libri di puericultura come tutte le coppie in attesa, la spiegazione, per quello che ci riguarda, è per non farci del male. L'attesa è lunga, la rassegnazione a volte ha il sopravvento, e gli anni sono molto lunghi da far passare senza contare che non sapevamo chi e a che età sarebbe arrivato! Quindi scatta un procedimento di auto-difesa per cui, almeno secondo la nostra esperienza, è meglio vivere la vita che vivere la vita in attesa dell'Annuncio.
Quando arriva il momento non si sa niente di latte artificiale, di bagnetto, di pannolini, di creme per il culetto e altre amenità dell'universo neonatale.
In casa non si ha niente. E per niente intendo lo zero assoluto, niente culla, niente sterilizzatore, niente passeggino o ovetto o carrozzina, niente body o tutine, niente spazio in cameretta, insomma niente di niente! (Spero di aver reso l'idea del vuoto mentale e fisico del momento in cui due persone, dallo stato di uomo e di donna, marito e moglie, lavoratori, devono aggiungere in un nanosecondo quello di papà e mamma adottivi).
Ma i genitori adottivi hanno una marcia in più che sono l'entusiasmo e l'impeto di un amore esploso (più che sbocciato) per il tuo bimbo, così nonostante i viaggi per il continuo entra/esci in ospedale alla presenza dell'assistente sociale, nel giro di 48 ore avevamo tutte queste cose compreso una lista doni per neonati aperta in un negozio della nostra città in maniera un po' inusuale.
Anche la commessa del negozio, alla richiesta di acquistare roba tutta insieme e apertura di una lista, ha guardato in direzione pancia. Appreso che il bimbo era già nato, ci ha guardato prima con faccia storta (no, dico, vi presentate ora a fare la lista dei doni a quasi 20 giorni dalla nascita? E forse ha pensato anche "sciagurati"!). Appreso che eravamo 2 genitori da nemmeno 24 ore per adozione, si è rasserenata e ha cercato di aiutarci più possibile, supportando e sostenendo quella coppia così spaesata che si è trovata davanti quella mattina d'estate.
Per la cronaca, ci siamo portati dietro una cara amica esperta-mamma per i consigli del caso.
Così, anche grazie ad amici e parenti, e soprattutto ad un tempo di reazione invidiabile, ci siamo messi al pari di una coppia in dolce attesa che ha tempo per prepararsi e organizzare le cose con cura e amore, anche se si tralascia il nuovo modello di passeggino, e se la lista va aggiornata e rimpinguata per la troppa fretta della prima volta!
L'orgoglio materno e paterno esplodono e abbiamo fatto in modo che anche il nostro cucciolo, cresciuto in un'altra pancia, e nato in un'altra città, avesse la sua culla, il suo passeggino e i suoi vestitini al suo ingresso in casa.
Gli amici fanno a gara per prestare cose, per spostare mobili dalla cameretta, per consigliarti cosa serve e cosa no, altri sono più invadenti e cercando di inculcarti nozioni che nemmeno all'esame di "puericultura 2" all'università chiedono, (figurati la confusione che provocano in una neomamma che non sa nemmeno la differenza tra ciucci di caucciù e silicone!)
Eppure il miracolo avviene.
Quando il nostro bimbo entra in casa la prima volta, l'11 settembre 2011 ha il minimo indispensabile per sopravvivere:
-         la sua cameretta pronta, anche se ancora occupata da una scrivania con un computer della mamma e del papà, alcune mensole con documenti, ma non si può pretendere la perfezione da due neogenitori;
-         il suo corredino lavato e piegato. (Stirato è una parola grossa con i tempi tecnici a qualcosa bisogna pur rinunciare!)
-         uno sterilizzatore pronto in cucina con le istruzioni ancora da leggere e che probabilmente si collauda con il la prima pappa!
-         un fasciatoio ancora da finire di montare;
-         una scorta di pannolini (per la scelta della marca ci siamo rivolti all'amica della lista doni!)
-         alcuni giochi recuperati smessi da bimbi di amici e parenti (pazienza se qualcosa è da lavare, odora di cantina o sono per bambini dai 6 mesi in su quando il tuo ne ha nemmeno 1)
-         un passeggino da montare in tempi record che nemmeno la Nasa poteva progettare e nemmeno l'Ikea poteva inventarsi delle istruzioni così astruse!
-         2 scatole di latte artificiale e un dubbio gigante quanto il mondo intero: sarà capace il mio polso a capire la giusta temperatura?
-         Ma soprattutto la creatura torna a casa con 2 genitori inesperti ed estasiati!
Dopo anni di attesa, ora che il nostro cucciolo è nella culla vicino a noi, possiamo con tranquillità arrivare a questa conclusione: le mamme adottive sono le più belle, le più in forma quando arriva il loro bambino, sono sprovvedute come le altre mamme alla prima esperienza e con beata incoscienza iniziano questa meravigliosa avventura che è la maternità.
Quando si esce dall'ospedale per la prima volta spingendo una carrozzina orgogliosamente abitata da un cuccioletto, lo si fa in contemporanea ad altre mamme: invidiabile quindi la baldanzosità con cui io, neo mamma adottiva, spingevo il nuovo mezzo quattroruote verso la nostra nuova fantastica vita di mamma adottiva!
La cosa più buffa per le neomamme adottive è annunciare l'arrivo improvviso del bambino. In particolare a coloro non proprio in confidenza (che non sapevano quindi del cammino verso l'adozione). Non si capaciteranno di averti vista 2 giorni prima salire sullo scooter e oggi spingere una carrozzina occupata da un bimbetto che scalcia. Così, all'annuncio, la reazione è tutta da vivere: la faccia è sgomenta, lo sguardo cade verso la pancia (piatta, o comunque uguale a 2 giorni fa, quando salivi sullo scooter) e con un beato sorriso compiaciuto spiegare che la bimba non arriva da lì!
Altro aspetto da non sottovalutare è quello di iniziare al 100% della propria forza. (Bisogna cercare a tutti i costi un lato positivo nel non aver sostenuto una gravidanza e un parto!)
Nutrendosi con latte artificiale, abbiamo cercato di dare al nostro bimbo degli orari precisi di giorno per le poppate e da subito non ci ha mai svegliato di notte per la poppata notturna. Per questo siamo arrivati alla conclusione che le mamme adottive sono le più belle. Perché diventano mamme adottive nell'istante in cui una creatura diventa figlio adottivo (e non 9 mesi prima). Perché bisogna conoscersi e riconoscersi partendo dallo stesso punto: io non so niente di te e tu non sai niente di me.
Eppure siamo già uniti! È un cammino più in salita, ma che da tantissime soddisfazioni.
E quando alla domanda: "fai un sorriso alla tua mamma" la risposta è un ghigno che somiglia tanto ad un sorriso, non importa che sia un ghigno, chissenefrega dico io, mi ha riconosciuto come mamma!
Allora:
Io sono la tua mamma, piccolo mio, e tu sei il mio bambino. E questo è il tuo papà, che già ti adora anche se ti conosce da 10 minuti appena.
E devi sapere, piccolo Pietro, che la tua mamma e il tuo papà si vogliono tanto bene, da tanto tempo e in tutto questo tempo hanno sperato che tu arrivassi, senza immaginarti, senza chiedersi che colore di capelli e di occhi potessi avere.
Semplicemente abbiamo detto "si" al cammino lungo dell'adozione per poterti incontrare, senza sapere se e dove saremmo arrivati.
Non finiremo mai di ringraziare la donna che ha detto "si" alla tua vita portandoti con pazienza nella sua pancia.
Ci vuole più coraggio a far nascere una creatura, che si sa non poter tenere, che sbarazzarsene, ma questo te lo spiegheremo quando sarai più grande.
Per ora sappi che è per questi "si" che tu ora sei in braccio a noi.
Ci piace salutarvi con questi versi presi dal Talmud:
"Una madre è come una sorgente di montagna
che nutre l'albero alle sue radici,
ma una donna che diventa madre del bimbo partorito da un'altra donna
è come l'acqua che evapora fino a diventare nuvola
e viaggia per lunghe distanze
per nutrire un albero solo nel deserto".
Grazie a tutti voi, sperando di potervi farvi conoscere Pietro al più presto.
Gabriele ed Ada